Editoriali

L'EDITORIALE. La società in una fase nuova, pronta a un "salto" culturale. Strutture, eventi: sarà il "MODELLO LECCE". Per Sticchi Damiani "NON E' SOLO UN SOGNO"

Il "diario di bordo" di una giornata ad Heerenveen, per la prima storica amichevole del Lecce all'estero





LECCE - Non è stata una gita premio a fine ritiro. No, il Lecce è in una fase nuova, societaria e culturale.

Una fase che il Presidente Sticchi Damiani e i soci del club avevano intenzione di aprire già nell'estate 2019, portando una delegazione di giornalisti e sponsor in casa della neopromossa tedesca Union Berlino, per debuttare a livello amichevole internazionale già due anni addietro. Una idea che parte da lontanissimo dunque e che non si è fermata dinanzi a imprevisti organizzativi o altre ragioni di calendario che hanno fatto saltare quell'impegno.

Il desiderio di un “salto” culturale era forte e chiaro.

E così è bastata una amicizia professionale profonda, tra il massimo dirigente giallorosso e il Presidente dell'Heerenveen Gaston Sporre a mettere insieme gli “orange” della Regione della Frisia e i giallorossi della… frisa.

Una macchina perfetta, un viaggio che ha spaccato due volte l'Europa, dall'Aeroporto di Brindisi a quello di Groningen e poi in pullman allo stadio “Abe Lenstra”, impianto di proprietà dell'Heerenveen. Tutto in una giornata, con il volo privato con cui il Lecce da tempo si muove nel solco di questa fase nuova, culturale e calcistica, di attenzione verso i suoi tesserati, per viaggiare in sicurezza sanitaria e con tempi sempre più definiti.

In Olanda Sticchi Damiani, Adamo e Liguori hanno visto tanto con i loro occhi e potuto confrontare i progressi del modello Lecce con uno che si può dire di riferimento, il calcio dell'organizzazione perfetta che è tipico del Nord Europa.

Il museo del club, sale ristoranti e spazi destinati allo svago, il negozio ufficiale, i palchi da vendere agli sponsor, gli eventi musicali con cui “tirare” altre risorse importanti per il club, il tifo bollente a pochissimi metri di distanza dal rettangolo verde.

“Tutto questo si può fare, ci vuole pazienza ma si può fare: è il mio sogno”: queste parole di Saverio Sticchi Damiani risalendo le scalinate che danno al terreno di gioco sono il segno di un cambio culturale che il Lecce sta mettendo in pratica da tempo, nonostante debba fare i conti con una struttura romantica ma “anziana” come il “Via del Mare” e con la complessità di una burocrazia decisamente diversa come quella italiana.

“Pensa quante cose potremmo mostrare nel nostro museo, pensa a quanti negozi potrebbero sorgere nello stadio, generando economia per la società e per i privati, pensa al nostro negozio, agli eventi, ai concerti che potrebbero offrire possibilità economiche interessanti alla società”: la mente del Presidente del Lecce ieri era un continuo macinare programmazione, chissà forse sogni impossibili, da visionario per noi che guardiamo alla realtà dell'oggi.

Di certo il Lecce è pronto a questo sogno ed è pronto a non farsi ammirare in chiave europea solo come alla fine di una gita premio dopo un ritiro. Non è la mentalità con cui il Lecce è salito ieri sino in Olanda con la responsabilità di una delegazione di oltre 70 persone.

Il Lecce ha iniziato un percorso di cambio di cultura societaria e calcistica, di europeizzazione dei suoi progetti che porterà lontano i colori giallorossi.

Questa è la nostra percezione, visionaria chissà anche quella. Ma se non avessimo dei visionari come noi alla guida del Lecce non saremmo entusiasti come in queste ore.

 

 

 

 

 

 

 



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