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L'EDITORIALE. Il "boato" dello spogliatoio, la veglia sino a notte, la chiamata alla moglie dal campo. SCRITTA UNA PAGINA D'AMORE

Sabato 2 Febbraio 2019 | La Redazione | Editoriali

LECCE - La notte del cuore del Lecce si è sciolta in un boato: nello spogliatoio giallorosso è il cellulare del Presidente Saverio Sticchi Damiani a tenere i contatti con l'ospedale "Vito Fazzi". C'è da aspettare l'esito della prima TAC a cui viene sottoposto Manuel Scavone. C'è il vivavoce, ascolta tutto il gruppo: "negativa, negativa. TAC negativa". Un boato che oggi calciatori e dirigenti ci raccontano con i brividi, perchè magari viverlo al momento sembrava quasi normale. Un boato. Un boato nella notte. Come a un gol pesante. Bellissimo.

Bello come la determinazione dell'ultimo arrivato, Panagiotis Tachtsidis. "Che sia chiaro, io non gioco. Non mi basta sapere come sta Scavone, o lo vedo con gli occhi miei o non se ne parla. Io non gioco". Punto. Determinazione da greco, gente che vuoi o non vuoi a volte ha un caratteraccio, altre un cuore d'oro. Ragazzi determinati e ragazzi più fragili, emotivi: La Mantia ha dovuto fare i conti con la quantità delle sue lacrime, quasi infinite.

Ci voleva cuore anche per prendere il primo cellulare e chiamare la moglie di Manuel, già dal terreno di gioco. I calciatori del Lecce hanno avuto il sangue freddo ma anche la premura di pensare ai parenti, di chiamare subito chi davanti alla tv aveva certamente assistito al dramma. Appena il calciatore ha ripreso conoscenza la corsa al numero di cellulare della moglie, "sta bene, sta bene, volevamo dirtelo". La moglie di Manuel il primo aggiornamento l'ha avuto dal terreno di gioco.

Cellulari che si intrecciano, come quello dell'arbitro, recuperato dagli ispettori di Lega dallo spogliatoio della squadra arbitrale. "C'è il Presidente Federale e della Lega che chiamano, bisogna rispondere, bisogna prendere il telefono, vogliono Lei, signor Baroni". E così è nata la prima sospensione di una partita autorizzata direttamente dai vertici del calcio.

Una notte passata in corsia: 35 persone nel Pronto Soccorso del "Fazzi" di Lecce, sino a notte. "Non si può entrare, non si entra in questi reparti, non è come negli altri"! I "rimproveri" dei medici non sono serviti: tutta la notte la squadra giallorossa è rimasta oltre il muro della stanza di Scavone.

Una notte che ci ha messo paura, una notte che cementerà un grande Lecce.